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Recensioni dei miei album preferiti, che vorrei i miei figli ascoltassero almeno una volta. Ho messo solo un album per artista, tranne alcuni casi in cui ciò era impossibile perchè dovevo metterne di più. Consiglio comunque di ascoltare anche altro degli artisti qui in elenco. Scriverne meno di 60 di cui una decina nell’ultimo decennio è stata una dura selezione, e so che è rimasto fuori molto di quello che vi piace e per questo forse protesterete. Ma questa è la MIA classifica e faccio quello che voglio! Gli album sono in ordine temporale, ma sopra ci sono i migliori per anno dal 2012. Sì, nella foto sopra sono io.


2012


1. Clock Opera - Ways to forget (pop-dance rock)

Il miglior album dell’anno è un misto di pop (Alan Parson, Wild Beasts, discoteca anni ’80), rock (Pink Floyd, Radiohead) e elettronica, tutto già sentito, quindi? No, è un album sorprendente e originale, e non c’è un brano da buttare. Tra tutti emerge Belongings, melodica, struggente e potente, con un incalzante finale ritmico. L’album mi ha accompagnato nei giorni della nascita di Filippo.

Questo è il loro primo lavoro, bravi, aspetto con ansia il secondo.

La mia recensione su www.storiadellamusica.it


2. Patrick Wolf - Sundark and riverlight (Chamber-pop)

Un altro capolavoro di Patrick Wolf, che riarrangia 16 brani tratti dai suoi 5 album e 1 ep precedenti con arrangiamenti da musica da camera rinascimentale. La scelta è stata drastica e non hanno incredibilmente trovato spazio alcuni pezzi indimenticabili: Damaris, To the Lighthouse, Childcatcher, Tristan, Bloodbeat, Thickets, solo per citarne alcuni. Ciò che è stato scelto è però diventato proprio un pezzo totalmente differente. Oblivion e Hard times perdono tutta la loro patina di musica elettronica per diventare essenziali senza per questo perdere la loro atmosfera cupa, e Vulture è stata addirittura trasfigurata. Alcuni brani da me giudicati minori (Magic position o Together) assumono spessore proprio grazie agli arrangiamenti, e altri restano capolavori (Bitten, London, Bermondsey Street, ecc.) Ho visto il maestro a Mestre al teatro corso: grandissimo musicista, simpatico e senza nessuna aria da popstar, che presentava i suoi brani da solo con Ukulele o pianoforte o arpa o altri strumenti che non so neanche come si chiamino. Che ci duri a lungo.


3. Alt J - An Awesome Wave (Indie Pop)

Album di esordio di questo gruppo scozzese, che esprime un pop con alcuni pezzi cantati che ricordano il rap, ma l’interpretazione è sempre originale, e non si può che rimanere colpiti dalla qualità dei brani. L’album va ascoltato per intero, senza estrapolare alcuni brani, anche se Breezeblocks, il singolo, non stufa mai.


Deus - voto: 8

Non consiglio un album ma una raccolta di brani imprescindibile, specialmente dopo averli visti dal vivo. Architect è un pezzo di impatto, un buon rock orecchiabile per iniziare. Instant Street inizia come una ballata country per terminare in puro stile rock. Suds and Soda è un pezzo assolutamente folle: cosa si sono fumati? Ghost è un vero capolavoro, inizia come un pezzo pop per arrivare all’heavy metal, e le immagini che accompagnano il brano nel video ufficiale seguono la stessa potenza espressiva. Grandi pezzi anche Constant Street e Quatre mains. Ascoltateveli.


Umberto Maria Giardini - La dieta dell’imperatrice - voto: 8

(Post rock)

E’ il mio genere, a metà tra Benvegnù e i giardini di Mirò. Umberto Maria Giardini dopo una carriera più melodica con il nome d’arte di Moltheni, e dopo una parentesi più rock come batterista dei Pineda, sforna questo capolavoro. Un disco pieno di atmosfera, da ascoltare più volte per comprenderne la qualità della musica e degli arrangiamenti.


1972

Genesis - Foxtrot - voto: 9

(Progressive Rock)

I Genesis sono uno dei miei gruppi preferiti, quindi non stupisce che ci siano in questo elenco tre loro album. Ho scoperto i Genesis alle superior, nel 1982, quindi ho ascoltato questo album ben 10 anni dopo la sua uscita. L’album inizia con le atmosfere da film di fantascienza di Watcher of the skies, e continua con la splendida ballata Time table. Get ‘em out by Friday è un classico brano in rock progressivo, con moltissime variazioni di tema e volume. Can utility and the coastliners è un brano che sembra uscito da una colonna sonora di un film fantasy, e dopo l’intermezzo per chitarra Horizon’s inizia l’infinita sinfonia di Supper’s ready, brano strutturato come fosse musica classica della durata di ben 22 minuti. Ho avuto il piacere di vederlo suonare come bis (un unico brano come bis ma di ben 22 minuti) dai Genesis al palasport dell’EUR a Roma accompagnato da mia madre che si è goduta lo spettacolo anche lei. Prima di scrivere un romanzo fantasy bisognerebbe sentire questo album.


1973

Andrew Lloyd Webber - Jesus Christ superstar - voto: 9

(Progressive Rock)

Il film all’epoca ha ricevuto critiche di ogni tipo da parte della chiesa, ma in realtà è un film (e un disco) che a posteriori risulta molto osservante della dottrina. Se ho messo qui l’album nonostante io sia ateo la dice lunga sulla qualità della musica e dei testi. E’ l’ambientazione che è trasgressiva, non i contenuti del film. La colonna sonora è trascinante e presenta brani che sono assoluti capolavori. Heaven’s on their mind, che esprime il dilemma psicologico di Giuda, è in assoluto il pezzo da me preferito dell’album, e l’interpretazione di Carl Anderson è strepitosa. Mi stupisce che nessuno ne abbia mai fatto una cover, vista la potenza evocativa della melodia.  L’album va visto nella sua interezza, perchè racconta una storia e ogni singolo brano non va decontestualizzato, ma King’s Herod song è un piccolo capolavoro anche preso da solo. Vedetevi anche il film.


1973

Pink Floyd -  The dark side of the moon - voto: 9

(Rock)

E’ considerato uno dei più begli album di tutti i tempi, e anche se non è il vostro genere non si può non rimanere affascinati dall’atmosfera che crea al suo primo ascolto. Qui il suono della chitarra di Gilmour inizia ad entrare nell’immaginario dell’ascoltatore. L’album è un tutt’uno, e i brani sono tra di loro legati come a formare una sinfonia. Dopo il soffice avvio di Breathe il brano seguente, On the run, mostra ancora tracce del rock psichedelico dei Pink Floyd delle origini. Gli effetti speciali di rumori sintetizzati gettano le basi di quello che poi diventerà la musica elettronica. Time è una classica ballata con uno dei testi più belli che siano mai stati scritti. Si vola poi alto tra le stelle con The great gig in the sky. Reputo un momento di stanca le due canzoni seguenti, Money (dai più considerata una dell migliori dell’album, ma preferisco la sua cover dei Flaming Lips) e Us and Them. Il finale è un trittico da sentire d’un fiato con la musicale Any colour you like, Brain Damage con il suo folle testo e la chiusura sinfonica di Eclipse.


1973

Genesis - Selling England by the Pound - voto: 10

(Progressive Rock)

Se mi devo portare un album solo in un’isola deserta ecco, è questo qui. I Genesis creano l’album perfetto, e questo mio giudizio non è influenzato (capita spesso) dal fatto che è un album che è uscito nel perido dell’adolescenza, quando si scopre la musica. No, perchè l’album lo ho sentito molto tempo dopo, non è un album della mia generazione, io sono del 1967, e a 6 anni decisamente non ascoltavo nè la musica nè i Genesis. L’inizio è in perfetto rock progressivo, con Dancing with the moonlight knight, pezzo nel quale i Genesis riescono a fornire tante di quelle variazioni di tema in 8 minuti che non si trovano spesso in tutto un album. Se non ci fossero batteria e chitarre potrebbe essere un pezzo di musica classica. I know what I like è uno dei pochi pezzi facilmente orecchiabili al primo ascolto, il testo è spiazzante, e presenta alcuni tratti che preludono al rap che arriverà ben dopo. Firth of fifth è epico, dal pianoforte al rock e ritorno. More fool me è la canzone d’amore che avrei voluto scrivere. Il lato B parte con l’altro pezzo epico, The battle of Epping forest, dove alcuni tratti ricordano nuovamente il rap. After the ordeal e The Cinema Show sono altri due splendidi brano progressive rock, mentre si chiude con Aisle of Plenty che richiama alcune delle atmosfere dell’album. Almeno una volta ascoltatevelo senza interruzioni e dedicandosi solo alla musica.  


1974

Armando Trovajoli- Aggiungi un posto a tavola - voto: 8.5

(Commedia musicale)

Quando ero piccolo i miei genitori la sono andata a vedere al Sistina. Quella originale, quella con Johnny Dorelli, e io non c’ero. Mi hanno portato la colonna sonora e io l’ho imparata a memoria. L’ho vista più volte, una volta alla televisione, un’altra volta al Sistina con Scarpati, la Stella e Max Giusti, un’altra ancora a Salerno rappresentata da una compagnia di dilettanti locale, e ogni volta mi sono commosso. E’ chiaro che non ci si può estraniare dal contesto, e ogni pezzo va inquadrato nella storia, ma alcuni testi (Peccato che sia peccato, Una formica è solo una formica) contengono significati universali, e altri brani melodici come Notte da non dormire e L’amore secondo me prendono al cuore. Non dico tre volte, ma una volta vedetevela.


1974

Genesis - The lamb lies down on Broadway - voto: 9

(Progressive Rock)

I Genesis chiudono con Peter Gabriel, infatti dopo questa sua opera faraonica lascerà per sempre il gruppo. L’album racconta la storia di Rael (no, non c’entra con i raeliani, almeno non credo) tra umanità varie e vicende fantascientifiche, ed è quindi molto organico come musica e come testi. Gabriel voleva farne un film (del resto The Wall dei Pink Floyd nasce così) ma poi non se ne fece nulla per le difficoltà economiche, mentre dello scenografico tour non rimase nulla non essendoci state riprese ufficiali. Godetevi lo spettacolo dei Garden Wall su youtube (musicisti partenopei) che hanno rimesso in piedi la rock opera con risultati che sarebbero apprezzati anche dai Genesis.


1974

Supertramp - Crime of the Century - voto: 9

(Progressive Rock)

E’ questo un album indispensabile nella discografia dei Supertramp, un album a metà tra il pop e il progressive rock. La voce di Hodgson e le atmosfere talvolta orchestrali portano a un viaggio dentro sè stessi che forse è proprio il senso dell’album stesso. Se non fosse per il magico successo di Breakfast in America questo meraviglioso e poco conosciuto album non sarebbe bastato a rendere famosi i Supertramp, e sarebbe stato profondamente ingiusto. L’armonica che introduce School sembra presa da una colonna sonora di Morricone, e poi si sviluppa un brano che, ancora oggi, insegnanti attempati d’inglese propongono ai giovani discenti. E’ il piano elettrico a farla da padrone in Bloody well right, mentre  Hide in your shell è una delle più orecchiabili dell’album. Questi tre pezzi sono legati tra loro. Dopo il progressive Asylum arriva Dreamer, il pezzo più pop dell’album. Rudy riesce nell’impresa di contenere uno splendido ritornello che ?? non viene ripetuto neanche una volta! Per me è questo il brano migliore dell’album. Dopo il melodico If everyone was listening si chiude con la drammatica atmosfera della title track.


1975

Pink Floyd -  Wish you were here - voto: 9

(Rock)

Era un pomeriggio d’estate del 1983, mi ero appena trasferito in Sicilia, ed ascoltavo questo album (e The dark side of the moon). Nel dormiveglia mi sono visto un film a cartoni animati da me creato con colonna sonora questi due album, sullo stile di interstella 5555, per capirci. E’ facile riuscire in questo intento a 16 anni e con una buona immaginazione, ma una sinfonia come Shine on you crazy diamond fa viaggiare con la mente a tutte le età. Seguono due pezzi non musicalmente allo stesso livello come Welcome to the machine e Have a cigar, ma il finale con la title track (un classico fuori dal tempo) e la ripresa di Shine on you crazy diamond colpiscono nel segno.


1979

Pink Floyd -  The wall - voto: 9

(Rock)

Sì, mi piacciono le rock opera, e dopo the lamb lies dei Genesis ecco The wall dei Pink Floyd. Manca in quest’elenco Tommy degli Who, non perchè non mi sia piaciuta ma perchè non tutti i pezzi sono di così alto livello. La storia raccontata nel film è cupa come la mente del protagonista in cui si dipanano i pensieri deviati, e la musica riesce a evocare queste sensazioni disturbate, sia nei pezzi di forte impatto musicale (In the flesh, Young lust, One of my turns, Run like hell) che nei brani più lenti ma chiaramente disturbati (Mother, Goodbye blue sky, Hey you, Confortably numb, The trial). La chitarra di Is there anybody out there sembra un brano di musica classica, ma nello stesso brano non mancano richiami alla psichedelia delle origini. La migliore dell’album è a mio parere la melodica Nobody home insieme alla già citata Young lust. La title track è sopravvalutata, è solo uno dei tanti brani. Ricordo legato alle vacanze con gli zii di Genova a Pietra ligure, estate 1979 o 1980?


1979

Supertramp - Breakfast in America - voto: 9.5

(Pop)

Ed ecco a voi uno dei capolavori del pop, creato da un gruppo che fino a quel momento era stato un gruppo di rock progressivo. E’ un album senza tempo, per cui se lo si ascolta a distanza di 30 o 40 anni può creare le stesse emozioni. Gli arrangiamenti non sono legati al periodo storico del pop ma sono al di fuori della storia del pop. E’ un disco orecchiabile, e per chi mi conosce potrebbe sembrare un difetto. In questo caso non lo è, perchè la facilità d’ascolto è legata a crescendo strumentali e ad una perfezione nell’arrangiamento che è difficile trovare difetti. Sarebbe facile soffermarsi a descrivere i singoli pezzi, alcuni dei quali (Goodbye stranger, Logical song, Breakfast in America) sono entrati nella stroia della musica, e le radio ancora oggi ogni tanto li passano ancora. No, volgio spiegare perchè il voto è 9.5 e non 9, perchè l’album sarebbe dello stesso livello, per me, di Crime of the century, in quanto il precedente lavoro era di meno facile ascolto ma decisamente più innovativo nel campo della ricerca musicale. Il voto è 9.5 per uno dei pezzi che gli appssionati dei Supertramp apprezzano come uno dei loro capolavori e che quasi nessun altro conosce: Child of vision, il pezzo che chiude l’album.


1980

Lucio Dalla - Dalla - voto: 8.5

(Cantautore)

E’ il primo album italiano che metto in lista (a parte una commedia musicale) e con pieno merito. A risentirlo oggi è ancora moderno, con arrangiamenti che non hanno a che vedere con la musica degli anni ‘80. Il singolo Balla balla ballerino è forse il pezzo meno interessante dell’album, mentre Il parco della luna, La sera dei miracoli, Cara e Futura appartengono alla storia della musica italiana. Impensabile non averle mai sentite. Il testo di Siamo Dei è una dichiarazione di intenti di un artista che ha vissuto pensandola proprio come descritto nel testo della canzone.


1980

Police - Zenyatta mondatta - voto: 8

(Rock)

Nel 1980, l’anno migliore della musica, irrompono i Police. Tre strumenti (basso, chitarra e batteria) ma un’energia che neanche fossero in trenta. Copeland alla batteria è capace di follie (vedi il sottofondo di Message in a battle qualche anno prima che solo lui), e la voce di Sting è un marchio di fabbrica. E’ l’album che consacra i Police, scalzando dalla hit parade in Italia il Bennato di Peter Pan (vedi sotto).

Non tutto l’album è musicalmente ai livelli dei pezzi migliori, ma il suono è un marchio di fabbrica, e la carica che trasmette la si sente ancora oggi. A parte Don’t stand so close to me e De do do do de da da da, segnalo una delle mie preferite: Driven to tears.


1980

Edoardo Bennato - Sono solo canzonette - voto: 8.5

(Cantautore)

Bennato e le favole come metafora della condizione sociale dell’uomo e come stimolo alla ribellione nella crescita delle nuova generazioni. Tre album sono dedicati a ciò, Burattino senza fili parla di Pinocchio, E’ arrivato un bastimento del pifferaio magico, ma il migliore resta Sono solo canzonette che parla di Peter Pan. La canzone omonima è autobiografica e rivolge una critica a 360° al mondo della politica e della musica, e mi ricordo quando la cantavo su richiesta di tutti gli altri bambini nel bus che ci portava a mare a Ostia? Estate 1980? Tutti gli altri brani parlano di Peter Pan come simbolo di libertà e punto di riferimento da non dimenticare per non perdere i sogni della gioventù. La splendida Ma che sarà, sottovalutata, è uno dei pezzi migliori dell’album, ed è un vero rock napoletano, mentre rock è, e lo si intuisce dal nome Il rock di capitan Uncino, uno dei tormentoni giunti ai giorni nostri. Il remake di Le gocce cadono di Macario, Dopo il liceo che potevo far, forte critica alla mancanza degli ideali che distrugge la cultura, è uno dei pezzi più leggeri musicalmente e al contempo il suo testo è tra i più pieni di significato. L’incursione lirica di Tutti insiem lo denunciam è un esperimento ben riuscito.


1981

Mimmo Cavallo - Siamo meridionali - voto: 7.5

(Cantautore)

Mimmo Cavallo esordisc con questo album e, dopo una breve carriera di cantautore, sarà solamente autore di brani per altri artisti fino ai giorni nostri. Il lato A è composto da quattro brani uno meglio dell’altro. La title track racconta di come al nord vengono visti gli immigrati del sud, facendone un ritratto tutt’altro che retorico, e nel quale si possono rivedere i germi della nascita della Lega nord e la considerazione che ancora oggi al nord hanno gli extracomunitari (che hanno preso nell’immaginario il ruolo che nel 1980 spettava ai terroni). Ninetta è una splendida canzone d’amore in dialetto, Tene ‘e corna è una canzone di denuncia, scritta dall’autore dopo aver assistito a un processo per stupro dove, a sentire le domande degli avvocati, la vittima era considerata una troia; il testo non lascia indifferenti. Diavoli e diavolette fa quasi paura, e ad ascoltarla con attenzione sembra di entrare all’inferno insieme al protagonista. Il lato B non è ai livelli del lato A, Al convento è una simpatica canzone dal testo spiritoso, mentre E aspetterò la stella è un dolcissimo brano di chiusura.


1980

Pino Daniele - Nero a metà - voto: 8.5

(Cantautore)

Pino Daniele in questo suo terzo album riesce a esprimere la sua napoletanità con testi spesso in dialetto, ma parla comunque il linguaggio della musica. Uando ero giovane si diceva che i suoi brani fossero tra i più difficili da suonare facendo delle cover per la bravura sua alla chitarra e dei suoi strumentisti. Sì, non siamo ai livelli di Copeland alla batteria ma poco ci manca. I primi 7 brani sono dei veri capolavori, e ormai appartengono più al pubblico per le emozioni che ha provato a sentirli che a lui stesso; le ultime 5 canzoni sono di livello minore, resta comunque altissimo il livello musicale.


1982

Franco Battiato - La voce del padrone - voto: 8.5

(Pop Rock)

L’album è rimasto così tanto in testa alla classifica della musica italiana che ormai sembrava impossibile, ormai tutti dovevano avere comprato questo disco, chi altri lo avrebbe dovuto comprare? Così si vociferava che gli album se li comprasse da solo per restare in testa alla classifica! Un milione di copie vendute per uno che fino all’album precedente faceva musica colta e sperimentale sembra un miracolo. De resto l’album, pur colto, è un’incursione nel pop, e questo ha creato una miscela molto valida, rendendo digeribili strofe che sono entrate nell’immaginario tipo:

“C'è chi si mette degli occhiali da sole

per avere più carisma e sintomatico mistero”

“A Beethoven e Sinatra preferisco l' insalata

a Vivaldi l' uva passa che mi dà più calorie”

“Gesuiti euclidei

vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori

della dinastia dei Ming”

“L'ira funesta dei profughi afghani

che dal confine si spostarono nell' Iran”

“Volano gli uccelli volano nello spazio tra le nuvole

con le regole assegnate a questa parte di universo al nostro sistema solare. “

“i desideri mitici di prostitute libiche

il senso del possesso che fu pre-alessandrino”

Non c’è una canzone da buttare, sono solo sette e dura anche poco, quindi se non l’avete fatto finora, ascoltatevelo, e ricordatevi che con questa musica abbiamo vinto il mondiale Zoff Gentile Cabrini, Oriali Collovati Scirea, Conti Tardelli Rossi Antognoni Bettega.


1982

Alan Parson’s Project - Eye in the Sky - voto: 8.5

(Pop Rock)

Alan Parson ha scritto numerosi album, tutti di buon livello pop. Solo il primo Tales of mistery and imagination: Edgar Allan Poe, è sperimentale. Per il resto musica tra il pop e l’elettronica (Mammagamma è totalmente suonata al computer, e per il 1982 era una innovazione). Le canzoni hanno stili e arrangiamenti totalmente diversi, e ciò è positivo in quanto non ci si stanca mai di ascoltare l’album. A parte la title track si segnalano due brani splendidi: Silence and I e Old and wise che chiude l’album. Ho tutta la discografia degli Alan Parson’s ed è stata dura per me mettere solo questo in elenco, ma bisogna fare delle scelte.


1983

Sergio Caputo - Un sabato italiano - voto: 8

(Swing italiano)

Sergio Caputo compone un album fuori dai generi, con arrangiamenti superbi, una interpretazione inimitabile e testi acuti e ironici. L’atmosfera dei testi è quella dei night anni ‘80, con i personaggi improbabili e dal passato oscuro, ma la musica e i testi sono troppo allegri per avere occasione di intristirsi. Non c’è un pezzo dicasi uno che vale meno degli altri. L’album inizia con Bimba che sapessi, le cui prime strofe sono

“Idrofobina vegetale, bevo per dimenticare

Il mal di mare viscerale che questo mondo mi da“

E poi “abito qui perchè non sali ho una collezione di medicinali e due bicchieri gli avanzi del pranzo di ieri”. Le note passano dai toni bassi agli acuti senza soluzione di continuità. La title track è un pezzo dal testo pungente che è stato spesso sottovalutato con cover che ne facevano risaltare solamente il lato orecchiabile. Meravigliosa la finale Spicchio di luna. E questo era l’album d’esordio!


1983

Police - Synchronicity - voto: 8

(Rock)

Il tormentone  Every breath you take rischia di far passare Synchronicity come un disco orecchiabile, e ciò non è completamente vero. I brani composti da Copeland e Summer  (Miss Gradenko e soprattutto Mother) sono pezzi visionari. Sting ci regala comunque le magiche atmosfere di Walking in your footsteps, Wrapped around your finger a Tea in the Sahara. I due pezzi Synchronicity I e II regalano momenti di vero rock e, specialmente il secondo, sono da storia della musica.


1984

Talk Talk - It’s my life - voto: 8

(Pop)

I Talk talk sono stati sottovalutati  e considerati come autori di canzonette, a partire dal tormentone It’s my life. In realtà non è il pezzo migliore dell’album , malinconico e triste, ma altri pezzi sono a mio parere più validi, tra cui Tomorrow started, Renee e il singolo Such a shame. Quest’album, seppure il più famoso, è un album di passaggio. Agli inizi infatti i Talk talk aderivano perfettamente alla cultura commerciale del momento, poi con It’s my life inizia la metamorfosi che li porta poi con Spirit of Eden e soprattutto con Laughing Stock a diventare i primi paladini del post rock, facendo ciò che più gli aggrada senza alcuna vocazione commerciale. Tra parentesi: meglio questi due album (voto 9 a entrambi) che l’album It’s my life.


1986

Peter Gabriel - So - voto: 8

(Pop Rock)

Peter Gabriel lascia i Genesis e dopo quattro album senza nome, indicati con I, II III e IV per distinguerli, arriva il primo album con un nome, ma lui non esagera e usa solo due lettere (continuerà così con Up). Ho avuto la fortuna di vederlo in concerto quell’anno all’arena di Verona. Ha aperto il concerto un musicista senegalese del tutto sconosciuto, tale Yousso’n Dour, che ci ha trascinato per 45 minuti con ritmi con i quali era impossibile stare fermi, e poi ha fatto strada... Gabriel scrive 9 tracce allo stesso tempo sperimentali e orecchiabili, tra cui si segnalano la coinvolgente Red Rain, l’istrionica Sledgehammer (si veda il video, memorabile) e la potente Big Time. A Verona il coro finale di Biko, che non è in quest’album, è stato cantato dal pubblico anche dopo che il concerto era finito per 10 minuti abbondanti!


1987

Zucchero - Blue’s - voto: 8

(Pop)

Zucchero in questo album, che lo consacra al grande pubblico, riscrive il Blue’s americano a modo suo, aiutato anche da artisti oltreoceano di prim’ordine tra cui Wayne Jackson, Pete Townshend e i Memphis Horns. I singoli sono stati canticchiati da tutti, pur mantenendo una loro validità musicale che va oltre l’ascolto del momento. Quattro mesi al n.1 in hit parade in Italia, l’album vanta brani molto validi e di generi molto diversi tra loro. Alcuni titoli indimenticabili: Con le mani, Pippo, Non ti sopporto più, Senza una donna, Hey man, Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'Azione Cattolica.


1989

Elio e le storie tese - Elio samaga hukapan kariyana turu - voto: 9

(Rock demenziale)

Cinque musicisti eccezionali, che sarebbero capaci di suonare anche i sassi, decidono di diventare l’icona in Italia del rock demenziale. I testi sono esilaranti, ironici, irrispettosi e politicallly incorrect, ma anche le parolacce sono al servizio dell’arte. E poi caspita come suonano! John Holmes è un tributo al grande attore porno degli anni ‘80, si diceva morto in un incidente di moto, ma non è vero. “Quand’ero piccolo tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene ma io non stavo bene soffrivo le pene ma più il problema non si pone”. Carro è geniale e racconta una favola formata da proverbi, e se non è chiaro eccone un esempio: “Me l’avevan detto che donne buoi e motori son gioie e dolori e di non mettere le donne e i motori davanti al carro davanti ai buoi ma io l’ho fatto e la donna volante pericolo costante mi ha rotto il carro e siccome chi rompe caga i cocci sono suoi e dei buoi dei paesi suoi”. Nella vecchia azienda agricola icola icola oh riprende a modo suo i temi dello zecchino d’oro “Abbiam capito si' lo sappiamo, sono le dita della mano” che aveva cantato veramente lui a sei anni. Silos è così piena di schifezze che l’ho imparata a memoria, è il tipico umorismo fecale cacca pipì cacca pipì ma che fantasia! Il cassonetto differenziato è una canzone di denuncia dopo i numerosi casi in cui le donne lasciano il bambino appena nato a morire in un cassonetto dell’immondizia “non dite che non vi era stato detto che il passo è molto breve tra il casso e il cassonetto”. Non dico nulla di Cara ti amo, fin troppo conosciuta, ma cito altri due brani splendidi, Piattaforma e Cateto. L’album è ben arrangiato, ricco di citazioni, e ha la struttura della rock opera, con intermezzi che legano i brani tra loro. Peccato che non se ne sia fatto un film.


1990

Claudio Baglioni - Oltre - voto: 9

(Pop italiano)

Baglioni scrive tra il 1985 e il 1995 ogni 5 anni tre album, Strada facendo (1985), Oltre (1990) e Io sono qui (1995) che sono il meglio della sua produzione e andrebbero ascoltati tutti e tre. Prima era troppo mieloso, dopo troppo ripetitivo, mentre in questi album riesce a mescolare perfettamente arrangiamenti perfetti, e dico perfetti, cioè questo è l’album meglio arrangiato che esista a mio parere, una interpretazione che solo lui sa dare (l’ho visto dal vivo e secondo me ha un polmone di riserva che gli esseri umani normali non hanno) e brani molto differenti di grande potenza e capaci di toccare l’animo. L’album ha la struttura di una storia completa in quanto racconta del suo alter ego Cucaio. Io Baglioni non lo reggevo ed ho iniziato ad apprezzarlo in una gita scolastica quando mi hanno fatto sentire Dagli il via. In quest’album le collaborazioni si sprecano, e così Io dal mare, con Pino Daniele alla chitarra, è profondamente malinconica. Naso di falco è un’altra ballata dal testo importante che fa riflettere, e le atmosfere finali ricordano quelle dei Genesis. Io lui e la cana femmina è una allegra canzone dedicata ai suoi cani, con salti di tonalità che solo lui e Mina. Stelle di stelle è un duetto (con Mia Martini) nel quale i due cantanti interpretano le rispettive melodie contemporaneamente, salvo ritrovarsi ogni tanto insieme, musicalmente difficilissima da scrivere e da interpretare. Vivi è un brano triste su un amore svanito, ma il testo è potente e Baglioni in falsetto nel finale è da sentire. Le donne sono è un altro pezzo allegro, mentre Domani mai (chitarra classica di Paco de Lucia che suona più veloce di come io pensi) racconta delle difficoltà di rapportarsi tra uomo e donna. Acqua dalla luna è il mio pezzo preferito, ed è pervaso di magia, come fosse il racconto di un film fantasy. Segue un brano un po’ esagerato nella sua solennità come Tamburi lontani, ma si riprende subito con Noi no e Signora delle ore scure, due brani molto cupi. Navigando è un brano molto allegro e pieno di doppi sensi, Le mani e l’anima con Yousson ‘dour racconta la realtà vista dall’occhio dell’immigrato africano. Poi arriva uno dei brani più belli della musica italiana di sempre, Mille giorni di te e di me. Dov’è dov’è è un brano autobiografico nel quale recitano i suoi genitori e Oreste Lionello, poi l’album un po’ si spegne con gli ultimi brani.


1991

Seal - I - voto: 8.5

(Pop)

Prodotto da Trevor Horn (Slave to the rhythm, frankie goes to hollywood eccetera) che è garanzia di una pulizia del suono che non ha eguali, l’album si distingue per la potenza e l’energia dei suoi brani, tra cui Killer, Crazy, Future Love Paradise e la mia preferita Deep water. Altre tracce sono più intimiste, come Whirlpool e Violet. Il disco successivo Seal II è quasi dello stesso livello del disco d’esordio.


1992

Tears for Fears - Tears roll down - voto: 8.5

(Pop)

Tears roll down, la title track, è l’unico singolo dell’album del 1992, il resto dell’album è una raccolta dei singoli dei dieci anni di carriera dei Tears for Fears. Considerati a torto musica commerciale incidono invece brani molto curati e mai ripetitivi, dimostrando di essere grandi autori. Sowing the seeds of love, anche se orecchiabile, ha una struttura di canzone molto originale, con una parte finale di quelle che piacciono a me, che si trascinano con numerose varianti sul tema principale (come anche Head over heels di quest’album, Sledgehammer di Peter Gabriel, Damaris di Patrick Wolf, Every little thing she does is magic dei Police), e visto che anche l’occhio vuole la sua parte guardatevi il video e traducetevi il testo (non solo questo, i testi non sono affatto banali). Everybody wants to rule the world è la perfetta canzone da viaggio e Woman in Chains è uno splendido duetto contro la violenza sulle donne. Dopo la famosissima Shout (per me un po’ banale) ecco la mia preferita, Head over heels, quasi sconosciuta ma bellissima. Non c’è un pezzo da buttare, e dopo la potente Laid so low (Tears roll down) e altri brani si chiude con un pezzo pop intimista, perfetto per chiudere un album di grande musica: Advice for the young at heart.


1992-1994

Jovanotti - Lorenzo 1992 e Lorenzo 1994 - voto: 8

(Pop-rap italiano)

Se mi avessero detto che quel cretino di Sei come la mia moto avrebbe scritto due album di questo livello lo avrei preso per scemo, e invece mi sono dovuto ricredere. Mi hanno costretto ad ascoltare quest’album (1992) in settimana bianca a Kranjska Gora i miei colleghi dell’università, con me contrario all’inizio, indifferente a fine viaggio e accanito ascoltatore successivamente. Jovanotti riscrive il rap in salsa italiana, lo unisce con la melodia, scrive testi che parlano di qualcosa e non solo “io sono più figo di te guarda come faccio le mie rime”, e inizia qui una carriera che durerà a lungo, anche se gli album successivi non avranno nè la potenza e l’energia di questi due album, poichè conterranno alcuni brani eccezionali (Bella, Raggio di Sole, A te) e altri dimenticabili. No, in questi due album non c’è niente da buttare. Jovanotti passa da un pezzo funky (Benvenuti nella giungla) a altri rap (Serenata rap, Attaccami la spina), a ballate melodiche che parlano d’amore (Chissà se stai dormendo, Io ti cercherò) a un brano dal testo pungente che parla della situazione politica di allora (Ho perso la direzione, che non ho mai sentito ovviamente alla radio) con la disinvoltura e la leggerezza di un giovane che ha idee e vuole raccontarcele tutte, una per una.


1993

Bjork - Debut - voto: 8

Con quest’album a metà tra Techno, pop e postrock arriva la consacrazione ufficiale dell’artista islandese. La sua interpretazione è unica, nessuno è in grado di cantare (cantare?) le sue canzoni (forse brani è meglio). Il successo arriva grazie a pezzi potenti, dai ritornelli martellanti e orecchiabili benchè dalla melodia difficile se non assente. Cinque brani su tutti: Crying, Big time sensuality, Violently happy, Human behaviour, Play dead. Il successo prosegue con Post dell’anno successivo che accentua la vena sperimentale ma è un po’ troppo curato e meno energico. Restano comunque di post brani memorabili come I miss you (il video vedetevi il video) , Enjoy, Army of me, It’s oh so quiet e Isobel).


1994

Madonna - Bed time stories - voto: 7.5

(Pop)

Ma come, di Madonna, metti questo? Beh la raccolta la faccio io e questo album mi è piaciuto di più degli altri. E’ nella fase intimista di Madonna, e lo si sente da alcune splendide ballate (Secret, Take a bow). Altri brani come Human nature sono molto curati, la title track è stata scritta da Bjork, e si sente, ma altri brani come Sanctuary sono altrettanto spiazzanti. Se non conosci Madonna ascoltati quest’album per conoscere l’icona pop degli anni 1980-2000. Se la conosci ascoltati quest’album poco conosciuto per capire che non è solo immagine ma c’è anche musica.


1994

Stefano Nosei - Morissi marilù - voto: 7.5

(Pop demenziale)

In questo album introvabile del 1994 Stefano Nosei prende grandi pezzi e li reinterpreta modificandone il testo con una ironia e sagacia che suscita volente o nolente allegria e/o ilarità. Alcuni brani sono nel mio imamginario collettivo (come fa a essere collettivo se è mio, boh, ma ci stava). La 129 dedicata all’auto che non c’è, perchè c’è la 126, la 127, la 128, la 130, la 131, la 132 e la 129? “la prima è come la prima volta rumorosa e svelta”, “mi faccia il vuoto grazie”. Profiterole (Wonderful world di Zucchero) che narra le gesta di un goloso che non riesce a resistere e ha ordinato i profiterole “intanto che tu arrivi mangio un chilo di mou”. Bue (Due di Raf, un altro pezzo splendido) che ho cantato più volte al Karaoke con il testo di Nosei attirandomi l’attenzione di tutta la sala, parla di un cowboy che vuole macellare il suo bue ma non può perchè ci si è affezionato. Convocato dal preside (da una canzone di Pino d’Angiò) narra di un poveretto abusato dal preside per ottenere la promozione che viene comunque bocciato. Chiedi se sono inibito (Chiedi chi erano i Beatles degli Stadio) con uno sfigato che va dallo psicanalista perchè non ha mai fatto sesso. Giuliva Giulia con Vergassola, dal testo a sorpresa, un duetto splendido e non vi dico niente per non togliervi il gusto. E poi Mare mare mare (Luca Carboni) diventa “Mare maremmano mi hai sbavato anche il divano non t’avvicinare che c’ho la tazza in mano olè hai sbavato dentro al caffè olè l’hai corretto come piace a te”. Geniale.


1994

Daniele Silvestri - Daniele Silvestri - voto: 9

(Cantautore)

Il disco d’esordio del 1994 è talmente preciso, curato, da far dimenticare che è un disco d’esordio. I testi sono splendidi, impegnati e ironici. I brani musicali sono un miscuglio di generi tanto che risulta difficile immaginarli tutti in uno stesso album. Amarsi cantando è una canzone ironica sulla falsariga del pop demenziale italiano “non puoi lasciarmi fuori dalla tua esistenza dammi una speranza o almeno un buon k-way”. Voglia di gridare, il pezzo forte dell’album, è l’inno di coloro che vogliono la rivoluzione senza la violenza; la struttura del brano è imprevedibile e al primo ascolto spiazza. Segue una canzone intimista ma dal testo profondo come Dove sei, e poi la divertente e ironica Datemi un benzinaio deisamente rock. L’uomo intero è nella migliore tradizione del cantautorato colto italiano cui Silvestri si ispira. Paolo è martellante, ipnotica e disturbante dal testo volutamente insignificante, e sono contento di non chiamarmi Paolo. Non sono stato io è la più politicamente impegnata dell’album e tratta, anche se un po’ in maniera superficiale, (ma questa è una riflessione a posteriori) dello scandalo di mani pulite e del crollo della prima repubblica. Il flamenco della doccia è uno splendido pezzo di flamenco dal testo ironico che parla del ragazzo a cui la morosa proprio non gliela vuole dare!!! Mi fido poco è un pezzo intimo e pop, cui segue un blue’s d’autore, che oltre a essere blue’s parla del blue’s musicalmente: Quanto è. Chiude l’album un brano alla Paolo Conte come Portami via. Signori, un genio. Per quanto mi riguarda la sua intera produzione merita un ascolto, ma per non esagerare trovate più avanti solamente un altro album di Silvestri.


1995

Faust’o - L’erba - voto: 7,5

(Cantautore)

Non conoscevo questo cantante di nicchia italiano, che in quest’album esprime tutto il suo fuori di testa grazie a testi lucidi e deliranti, accompagnati da arrangiamenti minimali e ipnotici. Mi passa l’album un mio amico nel 2009 e io riesco a farmi odiare da mia moglie per gli ascolti continui e, mi rendo conto, questa musica a qualcuno può proprio non piacere così come accade a mia moglie. Alcun citazioni, così ci si rende conto: “Santo il nostro cazzo isterico e affamato, santo il desiderio di volare,

santa anche la chiesa in guerra contro Dio” da L’erba. Meraviglioso il testo de La scienza, il progresso, la nuova nobiltà, anarchia pura: “Non voglio che la Chiesa

continui a chiedermi un figlio per i suoi traffici soprannaturali che una volta chiamava Guerra Santa, Non voglio più televisione nelle nostre case ma il silenzio assoluto

di ogni essere umano su questo pianeta”. Rebirthing espresso al meglio in Solo un respiro:”Sembravi nebbia come me seduto e calmo nell'aria pura inspirando espirando

e il cielo in equilibrio sopra un fiore, Solo un respiro il mio io profondo e infinito.” E le altre canzoni non sono da meno.


1995

Raf - Collezione temporanea - voto: 8

(Pop italiano)

Raf riarrangia i suoi vecchi successi in questa splendida raccolta. Per chi non conosce Raf quest’album esprime il meglio della sua carriera fino al 1995, poi splendido l’album iperbole del 2001. Ho visto dal vivo Raf a Trieste ed è uno di quei cantautori che riesce a trascinarti e a dare emozioni nonostante i testi non siano esaltanti, ma la musica, benchè spesso orecchiabile, è sempre di qualità, e gli arrangiamenti sono molto curati. Alcuni brani: Un grande salto, melodia semplice e magnetica, video girato a Cortina. Cosa resterà degli anni ’80, un manifesto di un decennio. Due, splendida canzone melodica. Segnalo anche Infinito e Nei silenzi dall’album Iperbole.


1997

Smoke City - Flying away - voto: 7.5

(Chill out)

Nell’unico album della loro carriera sparano tutte le cartucce. Elettronica, atmosfere sensuali e raffinate fanno di quest’album un prodotto non banale ma di facile ascolto. Mr. Gorgeus è il singolo trainante, a tempo di Samba (ay ay ay ay ay ay ay ah). La cantante si esprime in numerose lingue, tra cui il portoghese, il francese, l’inglese in Underwater love. Un album fuori dal tempo e difficilmente catalogabile.


1998

Depeche Mode - The singles - voto: 8.5

(Elettronica)

I Depeche Mode nel 1998 pubblicano una doppia raccolta di tutti i loro singoli, una intera carriera ripercorsa con 38 brani. Per chi non li conoscesse i Depeche Mode sono stati i maestri della musica elettronica. La voce grave di Dave Gahan sembra uscire dall’oltretomba, ed è molto difficile riuscire a cantare le canzoni con la tonalità originale. Quando sentii per la prima volta un loro brano, People are people, nel quale utilizzavano rumori sintetizzati profetizzai che era un gruppo di un singolo e via, e orpo se mi sbagliavo. Sono riusciti nella loro carriera a sfornare brani al passo dei tempi, e a distanza di oltre 20 anni dal loro primo album ancora riempiono gli stadi. Alcuni titoli per l’ascoltatore distratto che vuole conoscerli senza sentirsi tutti e 38 i brani della raccolta... Everything counts, Shake the disease dal primo dei due album di raccolta 1981-1985. Amo di più la seconda parte della loro carriera e quindi ne segnalo di più dalla seconda raccolta. Stripped, Never let me down again, Personal Jesus (a metà tra l’elettronica e il rock), il capolavoro Enjoy the silence, uno dei brani più coinvolgenti, i cupi I feel you, Walking in my shoes, In your room. Dall’album Ultra poi quattro pezzi tra i migliori della loro storia: Barrel of a gun, It’s no good, la melodica Home (cantata da Martin Gore) e Useless.


1998

Giuliodorme - Venere - voto: 8

(Pop italiano)

Questo è l’album d’esordio e qnche l’unico album di spessore di questo gruppo pesarese, e ancora a distanza di tanti anni non posso che continuare ad apprezzarlo. Gli strumentisti hanno suonato con durezza, il cantante (Giulio Corda, 21 anni) ha cantato con rabbia i suoi brani, imprimendogli una coinvolgente energia. Gli arrangiamenti sono volutamente minimali  distorti, dando l’impressione quasi di una registrazione da un concerto piuttosto che da studio. Alcuni brani sono di una forza che non può lasciare indifferenti, e comunque non c’è un solo brano da buttare. Le colombe parla della morte con gli incidenti d’auto, quando i giovani sono convinti che niente gli potrà mai succedere qualcosa di male. I brani d’amore, Non sei tu, Ti lascio stare, Colpa sua, Come d’incanto, Sette anni, Lontana, Il mio morire, parlano di amori sofferti, e i testi come poesia esprimono il dolore del distacco, vissuti con la totalità di cui sono capaci solo i giovani che mettono tutto il loro io nel rapporto. Il capolavoro è Nulla, di rara potenza emotiva, complice un testo pessimista e una interpretazione sofferta. Goodbye è la più pop inglese dell’album, e serve anche per cambiare un poco la prospettiva al disco. Particolarmente ricercata sia come testo che come musica la title track Venere, anche se necessità di più di un ascolto per essere apprezzata.

“Guarda la mia faccia cosa ci vedi su un vuoto desolato senza braccia

il tempo che non cambia ma che complica di più

Nulla... davanti e dietro me il più profondo niente che c'è

il vero inferno sai è non perdonarsi Mai”


1999

Chemical Brothers - Surrender - voto: 8

(Elettronica)

Musica da rave, scritta da due musicisti inglesi che sono riusciti a convincermi che questa musica, se scritta da maestri, non è rumore. Dopo alcuni album di livello, ascoltati soprattutto da chi va a ballare per rincretinirsi e quindi non particolarmente conosciuti al grande pubblico (a parte qualche singolo come Setting Sun) è con Surrender che i Chemical Brothers sdoganano questa musica difficile e spesso confinata solo nell’album della discoteca nel giro dell’ascolto musicale da parte di appassionati di musica e non solo da parte di adolescenti che vogliono sentire BUM BUM BUM dentro le orecchie. Out of control, 7 minuti e passa, ha un video dissacrante riguardo alle rivoluzioni comuniste latinoamericane. Let forever be, dal video computerizzato pieno di incredibili effetti speciali, e a metà tra l’elettronica e il pop. Hey boy hey girl (gli scheletri che ballano in discoteca, ma di cosa si sono fatti?) è il pezzo di rave alla Prodigy, ed è meravigliosa anche la sua versione strumentale del 2011 dei Bud Spencer blue’s explosion, duo italiano. Negli album successivi si segnala Star guitar, dal video sincronizzato con la musica come fosse un teorema, la splendida Galvanize, dura, ripetitiva e comunque riempipista, mentre dagli album precedenti non si può non citare Elektrobank, il cui video ogni volta, lo giuro ogni volta (sarà che faccio sport a livello agonistico) mi porta regolarmente alle lacrime per la commozione.


1999

Santana- Supernatural - voto: 8.5

(Rock)

Trenta e passa album di rock dal 1963 al 2012, nei quali non canta perchè si diverte a fare gli assoli con la chitarra, e ancora trova qualcosa da dire. In Supernatural il rocker latinoamericano Santana collabora con numerosi artisti ai quali delega l’interpretazione vocale di brani indimenticabili di cui ne cito due: Corazon Espinado con i Mana, gruppo rock messicano (El muelle de San Blas, una delle più belle canzoni della storia del rock melodico) e soprattutto Smooth con la voce di Rob Thomas. Nell’album seguente, Shaman, ascoltatevi The game of love con Michelle Branch, la canzone e il video parlano d’amore, e Santana e Michelle Branch ne sono i profeti.


1999

Sigur Ros - Agaetis Byrjun - voto: 9

(Post Rock)

Gli islandesi Sigur Ros creano un album dalle melodie ipnotiche e coinvolgenti, senza mai esagerare. In certi momenti l’atmosfera è ipnotica, in altri pezzi i crescendo sono trascinanti ed emozionanti. Svefn g englar è uno dei pezzi migliori, anche se, come tutto l’album, necessità di più ascolti per essere veramente apprezzato. Da vedere anche il video. L’atmosfera nordica di Ny battery (il mio pezzo preferito) sembra uscita da qualche film di elfi dei boschi o di qualche horror, e il video ricorda certi paesaggi da Blair Witch Project. Indimenticabile e coinvolgente la title track Agaetis Byrjun. Comunque non c’è un pezzo da buttare. L’album non è formato da pezzi singoli ma va gustato come fosse un tutt’uno. Il cantante canta in Speranzese, una lingua da lui inventata. Alcuni dei brani di questo album hanno fatto da colonna sonora a Vanilla Sky. Dello stesso gruppo, ma tratto da un altro album, si segnala Glosoli per il crescendo finale e per lo splendido video. Un altro pezzo importante è Hoppipolla, che oltre al bel video si segnala in quanto è stato utilizzato come stacco a Sanremo.


2001

Daft Punk - Discovery - voto: 9

(Pop elettronico)

L’album è un concept album, o forse una rock opera, solo che non è rock. E’ la colonna sonora di Interstella 5555, un film a cartoni animati di Leiji Matsumoto (Capitan Harlock). Le sonorità sono a metà tra la pop music degli anni ‘80 e l’lettronica del 2000. I pezzi accompagnano la storia del film per mano, e se la seconda metà dell’album è abbastanza standard, nella prima parte di susseguono i capolavori. One more time è uno dei pezzi riempipista da discoteca per eccellenza, nel quale si permettono il lusso, a metà pezzo, di fermare la batteria e tenere per quasi un minuto solo il canto melodico, come se la gente continuasse a ballare! Una scelta anticonvenzionale e coraggiosa, ma che viene premiata da chi vuole anche ascoltare la musica e non solo sentirla come sottofondo quando ci si scatena in pista. Digital love è uno dei brani più belli dell’album, melodico ma con un giro di chitarra che ne potrebbe fare un pezzo rock se fosse arrangiato diversamente. In Harder, Better, Faster, Stronger non si capisce in certi punti se è voce o chitarra elettrica, grazie a un utilizzo dell’elettronica e dei sintetizzatori vocali praticamente perfetto. La melodica Something about us ricorda certe atmosfere alla Phil Collins. Uno dei capolavori del decennio, e vedetevi anche il film.


2001

Royksopp - Melody A.M. - voto: 8.5

(Elettronica)

I Royksopp sono un due norvegese di Tromso, e la loro musica la scrivono di notte (Melody A.M.) nel garage di casa. Ne viene fuori un album di elettronica con ritmi ripetitivi e ossessivi ma con melodie che su di essi costruiscono giri sempre nuovi, sullo stile dei canoni della musica classica. Eple, Poor Leno e Remind me sono brani da ascoltare più che da ballare, e i loro video, tutti molto diversi tra loro, tradiscono un gusto anche per la sperimentazione dell’immagine. Dall’album successivo è splendida la cupa What else is there.


2001

Giardini di Mirò - Rise and fall of academic drifting - voto: 8 (Post rock)

Alle due di notte su MTV passano robe che neanche per sbaglio di giorno, e così ho sentito per la prima volta Pet life saver, con un video a pupazzi animati. Dovevo sentire l’album, che ancora non era così semplice trovare su internet. E poi volevo il CD, che ho ordinato e mi è arrivato un mesetto dopo. Il gruppo è della provincia reggiana, ma il sound è post rock o indie rock che dir si voglia, e nn sembrano italiani, musicalmente intendo, neanche per sbaglio. L’album, se non fosse che gli strumenti sono quelli del gruppo rock, sembrerebbe di musica sinfonica, e per i numerosi brani musicali sembrerebbe così, ma poi improvvise accelerazioni di chitarra (Trompso is ok) in distorsione creano un senso di sofferenza, resa in altri tratti invece dalla voce ruvida del cantante di turno. A new start è sinfonica, musica da film. Pet life saver è un brano che ti culla e ti fa volare via, per poi riportarti a terra. Non c’è un pezzo da buttare e in Italia si scrivono anche album così.


2002

Daniele Silvestri - Unò-Duè - voto: 9

(Cantautore)

Mica potevo metterli tutti in discografia gli album di Daniele Silvestri, allora ho scelto unò-duè, partendo dalla fine. La canzone Di padre in figlio, scritta dopo aver perso da poco il padre, e dopo essere diventato da poco papà, è struggente, nel testo, nella musica e nell’interpretazione, e non credo di essere l’unico che ogni volta che la sente con attenzione piange, infatti è successo anche a mia madre. L’album è una miscela di stili musicali. Si va da canzoni ironiche e allegre come Salirò e Sempre di domenica, singoli di successo e mai banali seppur molto orecchiabili, a brani politicamente impegnati come Il mio nemico (remix Intillimani). Altri brani, come Manifesto e Dipendenza, trattano temi sociali, e così Mi interessa e La classifica. Ottima l’idea di riprendere la storica canzone mille lire al mese con Mille euro al mese.


2003

Radiohead  - Hail to the thief - voto: 9

(Rock sperimentale)

Del più grande gruppo rock del 2000 segnalo uno degli album meno conosciuti. I radiohead esplodono con il capolavoro del 1997 Ok computer, un album visionario e psichedelico, considerato ad oggi il miglior album di sempre su Rate your music. Le sonorità sono live, gli strumenti quelli del rock classico, ma ciò che ne viene fuori è del tutto originale, e non si era mai sentito niente di simile nè prima nè dopo. Kid A è invece un album da studio, da ricerca musicale, più elettronico, totalment diverso dal precedente, e così Amnesiac, album difficili e ostici per l’ascoltatore. Trovo Hail to the thief un capolavoro, perchè miscela il rock di Ok computer con il digitale degli album successivi, ed è composto da brani molto ricercati dal punto di vista musicale eppure non ostici come alcuni brani sperimentali degli album precedenti. Splendidi i primi tre brani (tra cui 2+2=5), poi Go to sleep (cercate di seguirne il tempo) è il film “cadono case” di mio figlio Giovanni che ha due anni e vuole vederne spesso il video, concludendo che poi “torna tutto a posto”.


2004

Mario Venuti - Grandimprese - voto: 8

(Cantautore)

Mario Venuti, ex Denovo, sforna tra il 1996 e il 2006 quattro grandi album: Microclima, Mai come ieri, Grandimprese e Magneti. Ho scelto questo, ma anche gli altri meritano. Grandimprese esce nel 2003 dopo essere stato scritto e registrato nel 2000, e Mario Venuti, in carenza di finanziatori ci mette di suo per fare uscire il disco. Sono 14 brani, 14 perle di poesia e di musica. L’artista catanese è un ottimo autore, capace di coinvolgere l’ascoltatore grazie alle emozioni che è capace di creare. E così dopo il tormentone Veramente c’è Crudele, presentata a Sanremo. Bisogna metterci la faccia è un invito agli artisti nel mettersi in gioco anche in questioni politiche e sociali. Un attimo di gioia la trasmette veramente, L’invenzione è una dichiarazione d’amore. L’album ha anche un momento di tributo a Ivan Graziani con Monna Lisa. L’ho visto in concerto a Maniago con i biglietti gratis vinti da una ascoltatrice di Roma che non poteva andare al concerto e me li ha regalati, ma sarebbe valso la pena anche pagare per sentirlo coinvolgere il pubblico con grande umiltà. Un grande artista italiano spesso sottovalutato.


2004

Arcade Fire - Funeral - voto: 8

(Indie Rock)

Questo gruppo canadese, al suo primo album, fa il botto. Il disco è piacevole e muove tra atmosfere pop alla Coldplay e pezzi rock alla U2, il tutto però immerso in atmosfere intime. Ci sono ben quindici strumenti, quindi si ha a che fare con una vera orchestra, e ciò dà una marcia in più ad alcuni brani. E’ considerato dalla stampa specializzata uno dei migliori album del decennio.


2008

Eddie Vedder - Into the wild - voto: 9

(Pop rock)

L’ex leader dei Pearl Jam scrive la colonna sonora di Into the wild di Sean Penn, un film meraviglioso sulla libertà e sui grandi spazi dell’America. L’album è vera musica americana, che racconta anche senza l’ausilio delle immagini del film i paesaggi e i luoghi degli Stati Uniti, con una malinconia e un pessimismo dell’inevitabile che dovrà accadere. E’ un album breve, alcuni brani solo musicali non superano i tre minuti, e quindi lo si può ascoltare tutto d’un fiato senza stancarsi, e per questo qualche volta lo ascolto due o tre volte di fila, ma io esagero. Society, Guaranteed, la pessimistica End of the road e la splendida ballata Hard Sun sono brani di punta di un album dal quale però non possono essere estrapolati, perchè l’atmosfera dell’album la si apprezza solamente ascoltandosi l’album per intero.


2008

Negrita - Helldorado - voto: 8.5

(Pop rock)

I Negrita sono un gruppo storico del rock italiano, arrivati con Helldorado al loro sesto album dopo oltre venti anni di carriera (14 dal loro primo album). Siamo alla piena maturità artistica, e quasi tutte le canzoni, pur contenendo motivetti che rstano bene in testa, hanno testi impegnati politicamente e socialmente. L’unico brano dal testo poco impegnato è il bellissimo Che rumore fa la felicità. Il resto dell’album è un patchwork di stili differenti, con strofe multilingue nel quale risaltano le influenze musicali soprattutto dell’America latina. Si parte con Radio Conga, un pezzo potente e trascinante, poi segue il funky di Il libro in una mano la bomba nell’altra, riuscito nell’impresa di essere il brano più censurato dell’anno (sentite il testo e capirete). Malavida en Buenos Aires è un rock latino cantato in parte in spagnolo. Soy Taranta si rifà alla musica salentina, ed è cantato in quattro lingue differenti. Gioia infinita nasce da una collaborazione con Roy Paci ed è uno dei brani più poetici e solari dell’album. Il ballo decadente è una analisi impietosa della situazione politica italiana a ritmo di ska. Brother Joe è un omaggio a Joe Strummer, sullo stile dello zucchero di Hey man, ma con un ritmo più serrato e live. Non c’è un pezzo inferiore agli altri, quest’album è la grande sorpresa del 2008.


2008

The Niro - The Niro - voto: 8

(Pop rock)

Davide Combusti è di Roma e non si sente, in quanto l’album è, a tutti gli effetti, un album di musica americana in quanto il suono ricorda quello di Jeff Buckley. L’album di esordio è qualcosa di totalmente nuovo per la musica italiana, e l’interpretazione vocale di The Niro gioca un ruolo importante in più di un brano. I brani sono raramente in 4/4 e questa caratteristica rende l’album molto stimolante. Liar apre l’album con giri di chitarra che coinvolgono l’ascoltatore, poi About Love and Indifference riesce nell’impresa di miscelare stili differenti, passando da una melodia di atmosfera a ritmati tratti in Flamenco. An ordinary man è la più inglese delle canzoni dell’album, mentre la mia preferita resta la poco conosciuta Just for a bit, e ciò dimostra che l’album non ha mai cadute di livello.


2009

Patrick Wolf - The Bachelor - voto: 9

(Pop elettronico)

Wolf in questo album miscela melodia, elettronica e folk in maniera originale e coinvolgente e dimostra il suo genio musicale. Uno degli strumenti principali utilizzati nell’album è il violino, e questo è quantomeno atipico in un album di pop elettronico. L’inizio è col botto, dopo una breve intro Kriespiel, c’è uno dei pezzi forti dell’album, Hard Times, che, benchè orecchiabile, è tutt’altro che un pezzo commerciale (si cerchi il video su youtube). Tra gli altri pezzi si segnalano la cupa Oblivion, la title track The Bachelor, pezzo folk elettronico, e lo splendido trittico composto dal pezzo epico Damaris, dalla melodica Thickets e dalla visionaria miscela di melodia ed elettronica di Count of Casualty, mentre Vulture richiama certe atmosfere dei Depeche Mode. Curiosità: Tilda Swinton fa talvolta da voce narrante.

Tutti i suoi album sono da non perdere, per il miscuglio di generi e per la splendida interpretazione, da Lycanthropy(voto: 8.5) a Wind in the Wires (voto: 7.5), e poi Magic position (voto: 6.5) e Lupercalia (voto:8) fino all’ultima raccolta di pezzi Sundark and Riverlight (voto: 9) con arrangiamenti da musica da camera.


2010

Kings of Leon - Come around sundown - voto: 7.5

(Rock)

Dopo essere stati spalla dei Pearl Jam sono passati da alternative rock a rock con questo album potente e pieno di energia grazie alle registrazioni in studio suonando dal vivo. La musica è profondamente americana nella migliore tradizione del rock statunitense, i brani sono tutti di altissimo livello, le atmosfere sono talvolta più soffuse e melodiche rispetto ai loro album precedenti e il disco ne guadagna in profondità e riflessione. Ai singoli che probabilmente avete ascolato almeno una volta alla radio (Radioactive, Pyro) si affiancano brani validissimi come Back down south, Mary, The face, The end (il primo brano dell’album!?), Birthday, Pickup truck, No money, Mi amigo. Ascoltare questo album è come fare un salto nell’America di provincia.


2011

Paolo Benvegnù - Hermann - voto: 8

(Pop rock italiano)

Benvegnù è uno dei grandi della musica d’autore italiana, e questo album si presenta molto organico, anche se la parte finale dell’album non è ai livelli dei primi due terzi, e solo questo fa scendere un po’ il mio voto. L’album vuole raccontare la storia dell’uomo dalle sue origini a oggi. Ottima come sempre la vode e l’interpretazione, eccezionale la band, con strumentisti capaci di cambiare strumento a ogni pezzo. I brani dal secondo al settimo sono dei veri capolavori, e anche la loro resa dal vivo è trascinante (capitano mio capitano). Moses e Love is Talking sono perfetti brani rock dal testo amaro, mentre la più melodica Avanzate, ascoltate richiama momenti mitici/mistici. Andromeda Maria è una ballata per onorare la donna come creatrice di vita e non si riesce a capire se sia meglio il testo o la musica. Achab in New York richiama atmosfere alla De Gregori. Sono in attesa di vedere cos’altro ci proporrà in futuro l’autore di (non ci dimentichiamo) Cerchi nell’acqua, Suggestionabili e Io e il mio amore.





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Marcello Ciancio
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