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2014 - Classifica singoli


In ordine alfabetico diciotto canzoni del 2014 da ascoltare (sono state escluse le canzoni degli album sotto, I migliori singoli degli album sono segnalate).



Classifica definitiva top 20 album 2014


1. Anathema - Distant satellites (rock orchestrale - elettronica)

Uno degli album più sottovalutati dell’anno, con il fatto che gli Anathema sono gli Anathema si vogliono sempre fare confronti con il passato (del resto stesso discorso con The Black Keys, Spoon e Trust qui sotto). Un album che è un capolavoro, nella prima metà non c’è una canzone in 4/4, ma l’ascoltatore non se ne accorge, trasportato da brani che iniziano in sordina per poi svilupparsi con dei crescendo orchestrali di grande impatto (meravigliosi i 7/4 di Ariel). La seconda metà dell’album vira verso l’elettronica, come You’re not alone in stile Radiohead per poi chiudere con atmosfere alla Sigur Ros.  


2. The Black Keys - Turn Blue (psychedelich rock)

Anche qui sono tutti a paragonare l’album con Brother e El Camino, che erano album rock, e si sono quasi accusati i BK di aver voluto scrivere un album commerciale. Ma quale commerciale? Questa è l’anima psichedelica di Dan Auerbach, che ha arrangiato brani fuori dal tempo. Weight of love è Santana che suona con i Pink Floyd, Bullet in the brain è l’altro brano fortemente psichedelico. Gli altri brani sono più pop-rock ma comunque presentano dei motivi difficilmente dimenticabili. Poi si sono stufati e alla fine sono tornati con l’ultimo brano a un sano rock classico (che però con l’album non c’entra nulla.)


3. Arthur Beatrice - Working Out (indie pop)

Il gruppo inglese all’esordio non sbaglia un colpo, grazie agli arrangiamenti e alle interpretazioni vocali molto coinvolgenti. Quasi tutti i brani sono dei potenziali singoli, da Late a Midland (stile Tori Amos) o Grand Union, fino al meraviglioso More Scrapes.

Pop di classe.


4. Spoon - They want my soul (rock)

Rock classico che sconfina nell’elettronica, arrangiamenti semplici ma dinamici. Un album estremamente piacevole da ascoltare. Inside Out è il singolo ipnotico che lancia l’album.


5. Future Islands - Singles (pop)

Se si deve trovare un difetto all’album è che è proprio una lista di singoli, uno dietro l’altro, e questo non permette all’album di avere delle pause che creano aspettative, ma i brani sono tutte potenziali hit. Seasons è uno dei brani pop più belli dell’anno. Una lezione su come si può costruire pop d’autore.  


6. Todd Terje - It’s album time (dance-pop, new disco)

Il Dj norvegese reinventa un genere, proponendo un album che se lo avessero scritto i Daft Punk sarebbe in cima a tutte le classifiche. Delorean dynamite è il singolo incalzante, ma tutto l’album è ritmato e trascinante.


7. War on drugs - Lost in a dream (rock)

Il più bell’album dell’anno secondo i recensori di mezzo mondo. Brani onirici, ipnotici e mai banali che sembrano scritti da un Bruce Springsteen degli anni dieci. Non è il mio genere, ma è impossibile che un album siffatto, che è già un classico, non entri in una qualsiasi top ten.


8. Trust - Joyland (pop elettronico, dance)

E’ chiaro che il paragone lo fanno tutti con l’album d’esordio Trst, un capolavoro del pop elettronico, allora molti recensori hanno stroncato Joyland, assolutamente a torto. Ok, Trust è un po’ meglio di Joyland e il primo brano dell’album è superfluo, ma poi i brani si succedono con un motivetto dopo l’altro che resta impresso. Geryon è il vero inizio dell’album, come Shoom in Trst, Icabod ha il ritornello che resta impresso, e poi la seconda metà dell’album è di altissimo livello, da Four Gut a Rescue, Mister fino a Peer pressure che ricorda i primi Royksopp. La voce è potente e seducente e lui (l’ho visto in concerto) è un antidivo. Se non vi piace il pop elettronico sentite altro, altrimenti in questo genere c’è solo lui.


9. Subsonica - Una nave in una foresta (pop elettronico)

Italia, finalmente, nella mia classifica. Si accusano i subsonica di essere ripetitivi e di non cambiare genere. Sarà anche vero, ma molti brani (non tutti) diventeranno dei classici della loro discografia, tra cui la title track in 7/4, Lazzaro e la dolcissima Di domenica. Alcune tracce non sono all’altezza delle migliori, ma resta comunque il miglior album italiano dell’anno.


10. Damien Rice - My favourite faded fantasy (Songwriter)

Il cantautore irlandese ritorna con un album di grande impatto emotivo, con lunghi pezzi chitarra e voce e forti melodie segnate da violini e batteria nei momenti più coinvolgenti. Il genere di musica è di quelli che di solito dici “che lagna”, bisonga essere bravi a lasciare il segno, e Damien Rice c’è riuscito.


11. Stromae - Racine Carree (pop dance)

L’artista belga combina motivetti da discoteca a testi impegnati. Anche in questo caso non tutto è all’altezza dei meravigliosi singoli, da Papaoutai a Batard all’eccezionale Tous les memes, a metà tra la musica di oggi e le atmosfere degli anni cinquanta, ma resta il miglior album di pop da consumo dell’anno.


12. Sticky Fingers - Land of pleasure (reggae rock)

Il gruppo australiano in Italia non se lo fila nessuno, neanche i siti di recensione se ne sono sporcati le mani. Eppure son bravi, e se le parti reggae sono abbastanza standard (ma comunque ben arrangiate), i pezzi pop-rock sono validi, e in particolare tre brani sono potenti: just for you, tra foals e peace, liquorlip loaded gun, malinconica ballata  e l’allegra Gold snafu. Meritano.


13. Alcest - Shelter (post rock)

In rete l’album è classificato come pop elettronico, ma io non concordo. Sarà che l’arrangiamento è curato da uno che ha lavorato con i Sigur Ros, ma le atmosfere sono diverse da quelle dei loro album precedenti. Il gruppo francese propone un album che si fa apprezzare per la qualità complessiva piuttosto che per i singoli. Il finale dei Delivrance è la degna conclusione.


14. The Sevens collective - Too much divided earth (sperimentale)

Ecco, sì, questo lo conosco solo io. Chi li ha mai sentiti? Difficilmente classificabile, tra la musica classica e il folk spagnoleggiante, interpretazioni struggenti. Si fa fatica a scrivere di questo album, provate a leggervi qualche recensione in rete.


15. Fabi Silvestri Gazzè - Il padrone della festa (cantautori)

Secondo album italiano in classifica. Il mio amato Silvestri avrà anche fatto di meglio, ma la classe non è acqua, e l’album è piacevole sia come arrangiamenti che come testi. Da matematico non posso non apprezzare Spigolo tondo, ma anche tutti gli brani trasmettono emozioni.


16. Deptford Goth - Songs (cantautore)

L’artista inglese crea gemme d’atmosfere rarefatte ricordando gli XX o Daughter. Notevole.


17. Wild beasts - Present tense (alt pop)

Non è ai livelli di Smother perché mancano i singoli estremamente originali di inizio album, ma comunque non c’è un brano di basso livello.


18. Glass Animals - Zaba (pop, elettronica)

I Glass Animals in questo album inventano arrangiamenti che fanno solo loro, tra motivetti ripetitivi di piano, batteria in sincope, atmosfere oniriche.


19. Mario Venuti - Il tramonto dell’occidente (cantautore)

Mario Venuti cambia genere, trattando nei testi temi differenti dal solito e curando gli arrangiamenti in modo differente, ricercando una apparente semplicità. Se è vero che l’album non presenta una qualità omogenea dei brani alcuni di essi, tra cui la title track, Ventre della città e Passau a cannalora (con Kaballà) sono di altissimo livello. Terzo album italiano, wow.


20. Paolo Saporiti - Paolo Saporiti (cantautore)

E anche questo lo conosco solo io, quarto album italiano in classifica. Interpretazioni struggenti, testi forti, arrangiamenti essenziali fino all’osso, salvo uscire completamente dai binari grazie alla follia di Xavier Irriondo. Come venire al mondo, Io non ho pietà e Ho bisogno di te sono una potente presentazione dell’album. Quarto album italiano in classifica.


21. Singer is dead - S_T (post rock)

Il gruppo milanese (quinto e ultimo album italiano in classifica) si richiama alla lezione dei 65daysofstatic, e considerando il loro album come esordio non c’è che da rimanere colpiti dalla loro capacità di trascinare l’ascoltatore nei loro giri strumentali. Se manterranno le promesse potrebbero avere un bel successo all’estero, in Italia ci sono solo tristemente i talent.


22. Gus Gus - Mexico (pop, techno)

Gli islandesi (non mancano mai nelle mie classifiche) si muovono tra arrangiamenti techno e scritture musicali melodiche creando un mix di indubbia intensità. Album omogeneo da ascoltare per intero.






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Marcello Ciancio
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