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Classifica definitiva top 20 album 2017


E’ stata un’ottima annata. Sono usciti moltissimi album di alto livello, con importanti rientri di artisti che mi piacciono molto. Può così succedere di trovare in classifica parecchi artisti italiani, tra cui due cantautori autori di album di altissimo livello epperò poco considerati come Diodato e Colapesce. Ho faticato a selezionare 20 album, meritavano anche molti altri, ma ho dovuto fare una scelta.  


1 - Mon - Zama (alt-rock)

Il gruppo romano stupisce tutti con un esordio degno dei classici dell’alt-rock degli ultimi anni. I Foals (sentite il trascinante duetto con voci che si intersecano in Fluorescence o l’energica Forest of Cigarettes) sono sicuramente il riferimento più concreto, ma si sentono echi di Daughter, Polica, Arctic Monkeys (nella conclusiva To Marianne). Tempi dispari a go-go (tra cui Indigo dalle battute 4-3-3-4), sound più che curato. Lungs parte come un brano cantautorale e termina con una coda house in tempo dispari, con un video che accompagna la musica che pare cucito addosso. Com’è possibile che questo disco capolavoro sia un esordio?


2 - Paul Draper - Spooky action

Lo splendido album di Paul Draper tra pop e rock.

Un album da ascoltare e riascoltare più volte, con motivi orecchiabili ma mai banali. La versione Deluxe, con versioni differenti di alcuni brani, ne valorizza particolarmente le doti vocali e di arrangiamento dell’artista, al suo rientro nel mondo della musica dopo la guarigione da una brutta malattia. Bellissimo il duetto nel finale con Steven Wilson in No Ideas, ma si fa fatica a scegliere il pezzo migliore.





3 - Colapesce - Infedele (alt-pop, cantautore)

Un brevissimo album, solamente 8 brani, scelti proprio per creare un album e non un’accozaglia di brani. Pantalica ci porta indietro nel tempo tra tombe rupestri. Ti attraverso e Totale sono sicuramente le più orecchiabili dell’album, che poi propone (a parte la quasi dance Maometto a Milano) brani molto riflessivi e intimi, tra cui la bellissima conclusiva Sospesi. Album che necessita di numerosi ascolti per poter essere apprezzato, ma proprio per questo va considerato un diamante nascosto. Complimenti per la ricercatezza dei testi, ottima la produzione di Iosonouncane.



4 - Jens Lekman – Life will see you now (alt-pop)

Il musicista svedese crea un piccolo capolavoro, infilando una serie di belle canzoni tutte nello stesso album, dando l’impressione di già sentito pop inglese, ma alcuni arrangiamenti sono maggiormente classici (alla Bacharach). La forza dell’album sta in due fattori contrapposti ossia: 1 - GIOIA. Sentitevi quest’album e sarete allegri. Non manca neanche il brano (Evening prayer) che sembra natalizio e tutti più buoni. La musica è pura serenità. 2 - TRISTEZZA. Ci fosse un solo testo allegro. La dicotomia è potente. Hotwire the ferrys wheel è il singolo imperdibile, ma io sono innamorato anche della struttura elettronica a cipolla di Postcard #17.


5 - Diodato – Cosa siamo diventati (alt-rock, cantautore)

Dopo un secondo posto a Sanremo nelle nuove proposte il cantautore italiano salta un giro mainstream, preferendo di dedicarsi a un album molto introspettivo e personale nei testi, quanto internazionale e curato negli arrangiamenti. Anche le scelte più orecchiabili mai scadono nella faciloneria radiofonica, e i testi sono all’altezza. Un album di alto livello ovviamente ignorato dalla triste scena musicale italiana.





6 - Steven Wilson – To the bone (progressive pop)

I puristi etichetterebbero schifati come pop deleterio l’ultimo album di Steven Wilson, specialmente dopo aver ascoltato la sorprendente Permanating (ma è davvero lui?). L’album è però meno pop di quello che potrebbe sembrare a un primo ascolto, e non basta il fatto che tutte le canzoni siano in 4/4 a far perdere quota a brani mai banali, in cui i duetti la fanno da padrone. Song of I sembra uscita da un album di Prince, Nowhere Now è un gran pezzo rock, anche se spessosi sente la ripresa dei temi del pop progressive degli ultimi Genesis.

Non è quel capolavoro storico di Hand Cannot Erase, ma è comunque un gran ritorno, fuori dagli schemi a cui ci aveva abituato.


7 - Anathema – The Optimist (rock orchestrale, elettronica)

Ad alcuni anni dai meravigliosi e storici Universal (live da Plovdiv) e da Distant Satellites, nel quale il rock ha iniziato a dialogare con l’elettronica, tornano gli Anathema con un album snobbato (ingiustamente) dalla critica. L’album in realtà contiene brani che entreranno di diritto nella storia della band, in particolare il crescendo di Endless ways (con la solita stratosferica voce di Lee Douglas) è poco sotto l’inarrivabile Untouchable part II, ma anche l’ipnotica (nella seconda partedel brano) The optimist, San Francisco e Springfield, sono ben più che i riempitivi di cui si legge in recensioni poco oculate. Dal vivo (visti a Lubiana) i nuovi brani, alternati con i loro classici, non sfigurano affatto, come Can’t let go in pieno stile Radiohead o i brani finali di musica elettronica. Concerto nel quale il tastierista ha sostituto il batterista in vacanza e gli altri a turno hanno suonato la tastiera, giusto per capire il livello dei musicisti Cavanagh e company.


8 - LCD Soundsystem – American Dream (dark-rock)

Un album dark, tra New Order e Joy Division, tra Bowie a Arcade Fire. Brani di durata non radiofonica con mood ipnotici e crescendo.

Provate a sentire come evolvono How do you sleep? e Tonite.











9 - Joe Goddard – Electric lines (elettronica)

Joe Goddard, degli hot chip, firma un disco da solista che è sicuramente il miglior album di musica elettronica dell’anno. Vengono declinate in questo disco tutte le varietà della musica elettronica, dalla più acida Funk you up alla più daft punk Lose your love, fino all’ipnotica e bellissima Music is the answer, che sembra presa in prestito dagli Haelos.








10 - Ulver – The assasination of Julius Caesar (dark-wave, synth-pop)

Il gruppo metal Ulver per quest’album ha proposto brani alla Depeche Mode assolutamente meglio dei Depeche degli ultimi anni, e già questo dovrebbe bastare agli estimatori del genere per godersi musicalmente un album in pieno stile dark degli anni novanta. Ma la parte del leone la fanno i testi: riferimenti attuali e parallelo con il passato, come un tempo ciclico che ritorna per chi è capace di accorgersene. La svolta pop degli Ulver è capace di emozionare.





11 - The Horrors - V (electro-rock-dance)

Un altro splendido disco degli Horrors. Rispetto alle ultime prove più rock virano su territori più synth che toccano maggiormente le mie corde, e l’album si mantiene su livelli altissimi fino alla splendida conclusiva Something to remember me by. Difficile notare cali di livello tra un brano e l’altro.









12 - Sevdaliza – Ison (trip-hop, dubstep)

L’artista olandese ma di origine iraniana crea un album pieno d’atmosfera, ipnotico nelle trame, con una interpretazione vocale emozionante che si fa strada tra basso e batteria. La voce è femminile ma le coordinate sono quelle di James Blake.









13 - Dirty projectors - Dirty projectors (r&b-elettronica)

Un capovolgimento artistico per certi versi inaspettato (in quanto risulta decisamente difficile attribuire dei generi), ma per altri atteso dato l’alto tasso di sperimentazione a cui I dirty projectors ci hanno abituato. I brani stupiscono per la loro originalità, in quanto coniugano certi temi classici del r&b con soluzioni elettroniche a dir poco ardite. Molto diverso e decisamente spiazzante rispetto al loro ultimo album.





14 - Holy holy – Paint (pop-rock)

Non si può distinguere quest’ultimo bellissimo album dal precedente When the storms would come, di cui è un naturale proseguimento. Il gruppo australiano non è originale, non inventa niente, ripercorre trame ben conosciute, ma accidenti se sanno scrivere belle canzoni. Ed è questa la cifra identificativa dei loro album: un mucchio di pezzi che possono essere singoli di successo: That message, Darwinism, True Lovers e chi più ne ha…






15 - Future Islands - The far field (pop)

Sono tornati, e l’album è indubbiamente un Singles parte II. E non è un male. Solito difetto: arrangiamenti molto simili tra un brano e l’altro, ma la voce è come sempre trascinante. Bravi.











16 - Samuel - Il codice della bellezza (synth-pop)

E’ solo Samuel, senza i Subsonica, ma non se ne accorge nessuno: è proprio come un album dei Subsonica. Forse cambiano un poco le sonorità, ma ci si dovrebbe prestare attenzione. Il singolo di lancio (2016) è La risposta, poi seguono i due brani presentati a Sanremo, Vedrai e Rabbia, e l’album ci regala altri brani da heavy rotation come Il treno, Più di tutto, La statua della mia libertà eccetera.







17 - XX - I see you

Gli XX tornano con un album del loro inconfondibile genere. On Hold (con campionamenti di Hall & Oates) è il primo singolo di lancio, ma Lips, Violent Noise e il romantico duetto di  Say something sono altri singoli potenziali di alto livello. Manca l’anima elettronica che Jamie XX ha mostrato nel suo album solista, e si sono preferite atmosfere più soffuse.






18 - Clock Opera – Venn (synth-pop)

Dopo il capolavoro (per me uno dei migliori album synth pop di sempre) Ways to Forget, era difficile ripetersi. Infatti l’album ha avuto una lunghissima gestazione, e il risultato è valido. I brani si presentano con arrangiamenti ineccepibili. Le prime 4 canzoni colpiscono moltissimo, in particolare Closer, anche se è Whipporwill quella che più resta nella mente. Mancano 2 capolavori del livello di Belongings e Lesson #7 per far sì che quest’album sia ai livelli del loro esordio, ma ci accontentiamo serenamente.




19 - Mario Venuti – Motore di Vita (cantautore)

Leggero ed emozionante, Mario Venuti è sempre capace di prenderti per mano con la sua voce suadente per raccontarti qualcosa del mondo e delle emozioni che proviamo come esseri umani.











20 - Singer is dead - ii (post-rock)

Sebbene non ci dicano nulla di nuovo, le sonorità post-rock dei Singer is dead sono sempre un piacevole ritorno a casa, tra Mogwai e 65daysofstatic. Un altro grande classico del terzetto milanese, con I primi due brani imperdibili per gli amanti del genere.









21 - Bilderbuch – Magic life (Indie-pop-rock)

Il gruppo austriaco torna con un album che ricalca le scelte di sperimentazione del precedente e fortunato Schick Schock. Difficile catalogare le canzoni, che scorrono via in un un flusso di originali soluzioni e arrangiamenti folli.

La fantastica Bungalow è il più bel brano del 2017, mescola il meglio dei generi di oggi e dispiace che duri solo il tempo di una canzone.







22 - Beck - Colors (pop)

E’ arrivato l’album meno ricercato e più dancereccio dell’importante artista americano, ma non mancano gli spunti originali. La title track e dreams sono sicuramente i brani più d’impatto, anche se poi sono usciti i video di altri brani come singoli. Un ascolto spensierato di un buon pop non troppo commerciale.










Fuori classifica

Non metto in classifica raccolte o ristampe, dunque questi album sono fuori classifica, ma, credetemi, meritano…


Larsen Premoli - The return of the dark side of the moon (Pink Floyd - progressive rock)














Il musicista e produttore italiano mette insieme una mega orchestra di circa 60 elementi per registrare uno degli album più importanti della storia della musica, The dark side of the moon dei Pink Floyd, ed è un gran ritorno, con piccole ma significative variazioni dall’originale.


Vari - KO computer  (Radiohead - rock)


Un omaggio di dodici artisti italiani allo storico album dei radiohead a 20 anni dalla sua uscita, tra cui Motta, Diodato, Benvegnù, Fabi, Coalpesce, Cristina Donà, Marlene Kuntz eccetera. Una rivisitazione di dodici brani storici.









Giovanardi - La mia generazione  (alt-pop)


Giovanardi scegie dodici brani della musica alternativa italiana degli anni ‘90 e li arrangia come solo lui sa fare, creando un album di una uniformità veramente notevole, considerando che i brani provengono da artisti completamente diversi (Neffa, Subsonica, Bluvertigo, CCCP, Donà, eccetera). Ottimo album da vero interprete.









2017 - Classifica singoli


In ordine alfabetico alcune canzoni del 2017 da ascoltare (sono state escluse le canzoni degli album precedenti).







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Marcello Ciancio
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